3 luglio 1971, cinquanta anni fa veniva trovato morto a Parigi Jim Morrison, l’indimenticabile frontman dei The Doors. Poeta, cantautore, superlativo frontman, Jim Morrison è stata una delle personalità più influenti e rivoluzionarie del rock. A lui, 30 anni fa, è dedicato The Doors il biopic firmato da Oliver Stone che lo vide interpretato da Val Kilmer. Nel 2019 la pellicola è stata restaurata e presentata al pubblico dalla Cineteca di Bologna.
Il film
Sconvolto per aver assistito da bambino – casualmente – alla morte di un vecchio pellerossa, a causa di un incidente stradale, Jim Morrison (Val Kilmer) ne rimane segnato per tutta la vita, al punto di convincersi di essere la reincarnazione di uno sciamano. Studente di cinematografia in California, si cimenta in composizioni poetiche scapigliate, e legge con molta passione Kerouac, Nietzsche, in particolare Blake, che lo suggestiona con l’immagine delle “Porte”, delle barriere, cioè, della percezione, che sfida a superare per raggiungere l’infinito. Con questo intento, il giovane Morrison fonda nel 1965 “The Doors” (Le Porte), un gruppo musicale di cinque amici, con il quale consegue ben presto i primi successi, davanti a platee in prevalenza giovanili, travolte dalle sue musiche scatenate e dal suo esibizionismo trasgressivo e sfrenato fino all’osceno. Allucinato dall’Lsd, scambia le proprie suggestioni deliranti per visioni mistiche, in cui riappare con insistenza uno sciamano, quasi sempre ubriaco e in preda ad ogni dissolutezza, confondendo privato e pubblico al punto da trasformare il palcoscenico in baccanale e gli spettatori in folle deliranti, in una sorta di follia collettiva. Nel 1971, ad appena 27 anni, Jim muore per collasso a Parigi.
Oliver Stone racconta…
“Jim Morrison per me è più di un musicista di talento. È una figura culturale dionisiaca, un’icona, un poeta, un formidabile poeta. Penso sia stato frainteso. Quel che è interessante del film, a ben vedere, è che fornisce una cronologia. Le canzoni appaiono in ordine cronologico e cambiano nel corso della breve ma intensa carriera di Morrison. Le canzoni rappresentano il suo stato d’animo dominante in ciascun capitolo. […] La sceneggiatura di The Doors è stata sempre problematica, anche mentre lo stavamo girando, ma la musica ha contribuito a darle unità. L’ho riscritta nell’estate del 1989 a Santa Barbara, più come un poema sinfonico che come una normale sceneggiatura. Il concetto era che il filo esistenziale di Morrison è sempre stato presente nei suoi testi. Ho scelto le canzoni adatte e ho composto ciascuna parte del film in modo che il suo stato d’animo fosse in sintonia con la canzone. Era una specie di musical; tanto che ho deciso di girarlo al posto di Evita, lungamente progettato. Le motivazioni dei personaggi per qualcuno erano opache, per altri erano più chiare. Io mi sono affidato ai testi per raccontare la sua storia. Ho cercato di non infilare le mie razionalizzazioni tra noi e le canzoni, di non cercare motivazioni a tutti i costi“.
“Morrison, che non fu mai completamente una figura ‘di massa’ e non ebbe mai la fama di un Elvis, si considerava uno sciamano: ascoltava uno stato interiore che elaborava in forma poetica per la tribù. Uno sciamano deve essere in contatto con la terra, con il cielo, con le forze divine. Ma Jim, smussando la propria intensità, si vedeva anche come un clown; la maggior parte dei testimoni ne ricorda la dolcezza, l’intelligenza e naturalmente il talento. Eppure pochi capiscono quanto abbia veramente realizzato nella sua breve vita. Preferisco pensarlo come un santo stolto, un bastian contrario nella nostra tribù. Lunga vita a quelli come lui. […] Jim Morrison era un uomo che aveva intrapreso una ricerca solenne, incorniciata dalla morte. Per lui il successo della rockstar non sarebbe mai stato sufficiente. Era un mutante, il dio di se stesso, alla ricerca dei propri sogni e in fuga dalle proprie furie. Ha compiuto la sua missione nel mondo“.